IL FATTORE PSICOLOGICO INFLUENZA LA RISPOSTA ALLE CURE DEL PAZIENTE ONCOLOGICO ?

Intervistiamo la dott.ssa GABRIELLA RONDANINA psicologa specializzata nel supporto ai pazienti oncologici, co autrice insieme al Prof Andrea DE CENSI ,  Direttore del Reparto di ONCOLOGIA MEDICA dell’Ospedale GALLIERA di Genova ed al suo staff, di una pubblicazione sul prestigioso “JOURNAL OF CANCER SURVIVORSHIP

La diagnosi e il trattamento del cancro sono accompagnati da significative conseguenze psicologiche, che portano a sintomi da distress emotivo e a disturbi quali ansia e depressione, nel 30-60% dei pazienti.

Con distress si intendeUna esperienza emozionale spiacevole, multifattoriale PSICOLOGICA, SOCIALE E/O SPIRITUALE che può interferire negativamente con la capacità di affrontare il cancro, i suoi sintomi fisici, il suo trattamento. (NCCN-National Comprehensive Cancer Network)

Il NCCN indica l’utilità di valutare il distress nei pazienti oncologici come un  parametro vitale (febbre, dolore……) in quanto un elevato distress può avere un impatto negativo sulla qualità di vita, l’adesione ai trattamenti, la tollerabilità agli effetti collaterali ed è associato a maggiori eventi di progressione e minor sopravvivenza.

Molti studi evidenziano come la presenza di una situazione di stress psicologico prolungato nel tempo, possa attivare meccanismi che contribuiscono all’insorgere della depressione, determinare disfunzioni immunitarie e generare una condizione infiammatoria attraverso un aumento di citochine pro-infiammatorie.

Il distress cronico e l’aumento dei livelli di citochine infiammatorie sono inoltre associati alla presenza di “fatigue”, disturbi del sonno e problemi cognitivi, fattori che hanno un considerevole impatto sulla qualità di vita dei pazienti oncologici.

Il nostro studio, che ha coinvolto 305 pazienti, ha evidenziato che circa il 30/60% dei pz ha un distress elevato o medio con un andamento diverso nel corso della malattia a seconda del genere, confermando le previsioni statistiche mondiali.

Le donne mostrano un distress più elevato alle visite iniziali, ma con un andamento costante nel tempo mentre gli uomini che all’inizio manifestano un distress più basso nel tempo vivono un disagio crescente con un significativo aumento di sintomi fisici come nausea, insonnia…

Questo fa pensare ad una maggior capacità delle donne di riconoscere e parlare dei propri problemi, di manifestare il proprio disagio, cercare un aiuto e quindi di adattarsi poi più facilmente alla malattia.

Gli uomini invece fanno più fatica ad occuparsi dei propri aspetti emotivi anche per motivi culturali e nel tempo, nei ns dati dopo un anno, manifestano il proprio disagio con un aumento dei sintomi fisici.

Poter identificare le persone che sono in maggior difficoltà permette di prevenire l’aggravarsi di situazioni di ansia o depressione che potrebbero sfociare in quadri psicopatologici.”

Nella sintesi della pubblicazione vengono riassunti i risultati di un lavoro che ha impegnato a fondo i ricercatori che a concludere che la componente psicologica e’ fondamentale nel reagire alle cure.

In molti ambiti, pensiamo al mondo della sicurezza sul lavoro,  sentiamo oramai parlare di stress e delle sue molteplici manifestazioni

Chi riesce a fare prevalere l’EUSTRESS rispetto al DISTRESS, che rappresentano le 2 facce positive/negative dello STRESS inteso come sollecitazione essenziale per assicurare un vita normale e l’evoluzione dell’essere un anno, sono quelle che meglio superano le diverse situazioni che la vita ed il contesto sociale in cui ci troviamo ci propone.

Le differenza di genere si riflettono sulle modalità con cui vengono affrontate e gestite le situazioni che ci costringono ad uscire dalla ns. “CONFORT ZONE”.

Di fronte ad una situazione critica gli uomini seguono il paradigma del fight-or-flight (combatti o scappa), mentre le donne mettono in atto la modalità tend-and-befriend (prenditi cura e aiuta).

Sono comportamenti ancestrali che ancor oggi ci portiamo dietro ed influiscono sul ns. stile di vita, sebbene mitigate e modificati dall’evoluzione culturale.

L’approccio deve quindi essere differenziato per uomini e donne per le naturali differenza di genere, mentre il lavoro su gruppi eterogenei, se ben gestito, può risultare molto funzionale ed efficace.

QUESTO STUDIO DIMOSTRA L’IMPORTANZA DEL PROGETTO DI EROGARE UN SERVIZIO DI SUPPORTO PSICOLOGICO INTRAPRESO DA WE CARE A FAVORE DEI PAZIENTI ONCOLOGICI E CAREGIVER

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Per chi vuole approfondire

Ringraziamo gli Autori per averci condiviso le risultanze dello studio pubblicato sul prestigioso “JOURNAL OF CANCER SURVIVORSHIP”

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